Foto naturali vs post produzione


Esistono parecchi articoli, anche molto tecnici, che dibattono su questo argomento e dato che non ho la presunzione di voler pontificare dal basso della mia modesta esperienza, mi limiterò a raccontarvi, in tono semiserio un accenno a questo argomento affascinante.

Cosa significa post produzione

Tecnicamente la post produzione è tutto ciò che viene fatto ad una foto subito dopo lo scatto, quando l’immagine va ad impressionare la pellicola o il sensore digitale. Nel primo caso si ottiene un negativo che poi subisce un processo chiamato sviluppo (in pratica quello che faceva l’omino a cui davate il rullino da sviluppare e vi restituiva dopo un tot di ore, giorni, settimane, un mazzetto di fotografie stampate), nel caso del sensore digitale invece quello che si ottiene è una serie di numeri che in qualche modo dovrebbero rappresentare l’immagine. Se volete saperne di più potete leggere qualcosa qui

Nel fotoritocco possiamo anche aggiungere modifiche dei contenuti, cose come togliere i brufoli, un ciuffo fuori posto, le asperità della pelle fino a cose per molti fantascientifiche come allungare la gamba della modella, renderla più magra, o più prosperosa, allungare gli occhi e tutta quella serie di interventi estetici che si vedono spesso condivisi in rete.

Parlando di Pet Photography, visto che io mi occupo principalmente di quello, ancora non si vedono lavori così spinti come nella fotografia di moda ma non credo tarderanno ad arrivare i primi entusiasti delle expò e non fatevi ingannare da chi dice che “un tempo la fotografia era verità”, si faceva lo stesso anche con la pellicola.

La post produzione nell’era preistorica

Come ho accennato, tutti i grandi fotografi post producevano i propri scatti o si affidavano a chi sapeva farlo, chi dice che le foto in pellicola erano “naturali” mente o ignora, ma dato che non ho mai sviluppato per conto mio una pellicola (e non scatto su pellicola da quando avevo 20 anni) mi astengo da fare esempi e mi limito a linkarvi un articolo in cui si mostra qualche esempio.

Ma le foto senza post produzione esistono?

Risposta rapida: NO!

Risposta un pochino più lunga: Dannazione, neanche per sogno!!!

Spiegone: come ho detto, dai numeri memorizzati dal sensore al file jpeg che viene mostrato sul vostro monitor c’è un processo, anche minimo, di post produzione. Se non la fate voi, lo fa la macchina per voi, se non dite alla macchina come farlo variando le impostazioni, la macchina farà tutto senza chiedervi nulla. L’unica domanda valida è “Voglio poter dire la mia su come sviluppare le mie foto o lascio fare alla macchina programmata da un qualche ingegnere giapponese?

Cosa possiamo fare?

Questa è una domanda più sensata, mi tocca dare una risposta più sensata: dato che la post produzione è inevitabile quello che si può fare è decidere quanto controllo avere e quanto delegare alla macchina. Per semplicità dividerò la risposta in livelli, progressivamente crescenti in difficoltà.

  1. Scatto e mi tengo quel che passa il convento, tutta la post produzione  affidata alla macchina che normalmente ha dei profili preimpostati chiamati in modo da suggerire l’utilizzo (bright, natural, landscape, portrait ecc.), per chi è totalmente digiuno è anche un modo per avere a costo zero qualcosa di vagamente ottimizzato.
  2. Nelle regolazioni della fotocamera posso impostare i profili ma anche agire sui singoli parametri come il contrasto, la saturazione del colore, il profilo colore (introduce maggiore/minore brillantezza su alcune gamme di colore), la nitidezza. Il vantaggio di questi parametri è poter ottimizzare in modo generico, regolando in base anche alla situazione in cui ci si trova ed al proprio gusto, lo sviluppo fatto dalla macchina. E’ molto utile quando si fanno tantissime foto, per avere una buona resa generale senza perdere tempo a regolare le foto una per una. E’ il primo passo verso la personalizzazione delle foto ma anche verso il disastro di rovinare artisticamente centinaia di fotografie con regolazioni fatte male. XD
  3. E’ possibile intervenire sulle immagini tramite software appositi come Lightroom, Photoshop, Gimp e tanti altri. Alcuni sono molto potenti e permettono di fare cose che al profano possono sembrare impossibili. Il limite è la fantasia ma anche la qualità della foto di partenza.
  4. Se non si vuole regolare nulla in anticipo perché lo si vuole fare con la massima cura il punto 3 può essere ulteriormente “potenziato” adottando come file di partenza il file RAW che garantisce la massima qualità possibile (al netto degli errori e delle perdite di qualità che occorrono durante lo scatto).

Cos’è il file RAW? Magari ve lo dico la prossima volta 😉