Fotografare lo sport con la pioggia, non tutto il male vien per nuocere


Vivo in Sardegna, la terra del sole, quindi la probabilità che un evento si tenga sotto la pioggia è piuttosto bassa, ma per quanto piccola, facendo decine e decine di gare all’anno, qualche volta doveva pur capitare di trovarsi a fotografare con la pioggia. Ho pensato che poteva essere interessante parlarne un po’

Considerazioni preliminari

Personalmente non amo fotografare sotto la pioggia, è fastidioso, scomodo e tecnicamente molto difficile, per varie ragioni. Tendenzialmente evito di farlo per due motivi, il primo è che non è particolarmente piacevole o divertente restare sotto la pioggia magari per un paio d’ore col freddo, la visibilità scarsa, le lenti bagnate che ti rendono difficoltoso anche guardarti attorno; il secondo motivo, quello serio, è che l’umido è un nemico temibile di tutte le apparecchiature fotografiche e per quanto si possa cercare di metterlo al sicuro con zaini impermeabili, bustoni di plastica e ombrelli, l’unico modo che offre una certa sicurezza è avere una fotocamera cosiddetta “tropicalizzata“, cosa che avevo quando usavo Pentax e non ho più da quando sono passato a Nikon (non che me ne lamenti più di tanto, avere un corpo tropicalizzato per scattare qualche foto all’anno è abbastanza superfluo), oltretutto non deve essere tropicalizzato solo il corpo ma tutto il sistema, quindi anche gli obiettivi che deciderai di usare sotto la pioggia e ovviamente questa caratteristica è disponibile, a caro prezzo, solo sulle ottiche top di gamma.

Tutto questo mi basta per farmi desistere dall’idea la maggior parte delle volte, ma non sempre! In questa occasione ho potuto sfruttare il capanno del club e sebbene da una posizione non ideale, ho potuto fare qualche scatto.

Perché è difficile fotografare con la pioggia?

Avere un’attrezzatura impermeabilizzata non è l’unico problema da affrontare, anzi, nemmeno è un problema quello, basta pagare. Le difficoltà di scattare con la pioggia sono soprattutto la scarsissima luce, apparentemente può sembrare a sufficienza ma, come ho già trattato altre volte, quando si vuole congelare la scena si devono usare tempi di scatto molto rapidi e di conseguenza serve molta più luce per non rischiare di avere foto sgranate e di bassa qualità o mosse (o entrambe). Ma l’intensità non è il solo problema, anche la qualità della luce da il suo contributo a peggiorare la situazione. Per fare un paragone, la luce è equiparabile a un palazzetto male illuminato, un po’ meglio perché la presenza di un solo tipo di luce naturale evita altri problemi che invece vanno affrontati nei palazzetti con un misto di luce naturale e artificiale.

Altri problemi sono legati agli schizzi d’acqua che sporcano l’obiettivo, l’umido che può generare condensa sulle lenti e quindi compromettere la qualità delle foto o costringerti a fermarti per ripulire (cosa che in realtà è più complicato di quanto non sembri, per pulire una lente servono prodotti specifici e si dovrebbe stare in ambiente pulito per evitare che lo sporco possa graffiarle).

Perché allora ci piace fotografare con la pioggia?

Diciamolo meglio, non è mi che piace fotografare nella pioggia, mi piacciono le foto che vengono fuori e potete rendervene conto da soli guardando la gallery più sotto, ma visto che ho ancora voglia di scrivere due righe vi faccio un elenco per punti che cerca di spiegare perché le foto con la pioggia sono più accattivanti.

  • L’elemento più importante è sicuramente “l’insolito”, è un po’ come il discorso della foto sportiva in genere, la nostra incapacità di vedere con chiarezza un istante velocissimo e brevissimo ci riempie di stupore quando la fotocamera riesce a mostrarcelo, per lo stesso motivo non vediamo le gocce in sospensione e quindi ci stupiamo quando nella foto vediamo tanti piccoli globi che galleggiano nell’aria.
  • Sempre conseguenza del punto precedente, è la sorpresa di vedere una scena usuale in versione bagnata, questo vale in particolare coi cani che con il pelo bagnato cambiano aspetto in modo molto evidente, lo stesso modo con cui l’acqua modifica l’aspetto “superficiale” del soggetto, rendendolo lucido e bagnato.
  • L’acqua ha anche il vantaggio di descrivere maggiormente un movimento con le sue scie, gli schizzi causati da corpo, la pozza colpita da una zampa sono tutti indicatori di movimento e conferiscono alla foto molto dinamismo mantenendo però le doti di estrema pulizia e nitidezza propri delle immagini congelate.
  • Infine, gli elementi in sospensione decorano la scena creando movimento ulteriore, danno profondità anche grazie ai tanti elementi a fuoco e fuori fuoco che creano maggiormente il senso di tridimensionalità.

Ma ovviamente le parole contano meno delle immagini quindi, a questo punto, vi lascio alla gallery, sperando che vi piaccia.