Imparare a cogliere l’attimo


L’idea di questo articolo mi è venuta ripensando ad un suggerimento che mi diedero durante un corso di fotografia e reportage aziendali, un suggerimento che per me è una delle lezioni più importanti che augurerei di ricevere a qualunque fotografo.

Premessa

Credo che una delle caratteristiche più importanti della buona fotografia sia il saper cogliere il giusto momento da immortalare, non importa se è un istante che dura un millesimo di secondo del pugno decisivo di un pugile o un momento del giorno con la luce perfetta in un paesaggio, saper scegliere il “momento” è quello che per me ha sempre fatto al differenza, ovviamente non basta ma è la conditio sine qua non.

Purtroppo in giro si vedono sempre più spesso foto che non rispettano questa regola, foto che sprecano un momento bello per non essere stati pronti oppure non aver saputo aspettare abbastanza.

Due aspetti dello stesso problema

Perfectly-timed-sports-photos-16A parer mio esistono due tipi di fotografie che possono catturare il giusto momento, quelle del primo tipo  sono le foto che ritraggono un qualcosa di assolutamente irripetibile e straordinario e generalmente non prevedibile se non entro certi limiti, tralasciando situazioni già di per sé straordinarie come il momento esatto in cui, con la massima carica emotiva, il pugile sferra il pugno all’avversario, il fatto che poi quel pugno risulti essere quello decisivo che mette KO l’atleta e termina l’incontro è chiaramente una situazione irripetibile e non prevedibile. Per gradi discendenti è possibile immaginare altri scatti irripetibili ed imprevedibili ma che, per una questione puramente statistica, si verificano più spesso, ad esempio i tanti scatti che ho proposto nella mia pagina facebook che ritraggono situazioni impreviste, come cadute, salti sbagliati, piccoli imprevisti o anche momenti totalmente spontanei che rendono la foto speciale. L’altro tipo di foto è più prevedibile e racconta l’esatto momento che riesce a riassumere un gesto o addirittura tutta la giornata che rappresenta, apparentemente è un momento irripetibile ma in realtà, per sua natura, è prevedibile e si deve solo coglierlo.

Saper aspettare

In apertura parlavo di un consiglio che in realtà ancora non vi ho dato e prima di scriverlo ne vorrei dare un altro non meno importante: essere sempre pronti a scattare. Può sembrare banale ma succedono un sacco di cose attorno a noi e per la maggior parte dei casi non faccia abbastanza attenzione per rendercene conto, ma basta poco, basta stare attenti a quel che succede ed avere la macchina accesa (se non siete molto in confidenza con il mezzo è meglio averla impostata in automatico, guadagnerete i secondi che servono per cogliere il giusto momento). Il mio modo di fare ciò è cercare di vivere l’evento, di partecipare almeno con lo spirito, seguendone l’evolversi, cosa probabilmente facile se siete atleti anche voi o appassionati. Altro aspetto importante è imparare a capire quali momenti del gesto sono emotivamente coinvolgenti e quali no, il momento dello stacco da terra in un salto, il passaggio della soglia dell’ostacolo, poco prima, il momento in cui si crea la sospensione, una deroga alle leggi della gravità che per un istante fanno pensare al cane in volo, sono tutti momenti che creano forte impatto emotivo, a volte non è nemmeno necessario cercare chissà quale momento irripetibile, l’attesa prima della partenza è facile da cogliere ed è fortemente coinvolgente.

L’altro consiglio è “saper aspettare” e per questo mi voglio spiegare meglio: non so bene perché ma quando si fanno foto si è presi quasi sempre da una frenesia di scattare come se non ci fosse un domani, sembra di avere uno con la pistola puntata che ti intima di fare in fretta, l’altro aspetto è che non si guarda davvero dentro il mirino quando si scatta, o meglio, si guarda che ci sia dentro il soggetto, che più o meno occupi una certa area dell’inquadratura ma in definitiva non si segue con attenzione tutto quel che succede, si punta, si vede che c’è il soggetto e si scatta… poi si guarda la foto e ci si accorge di cose del genere:

  • c’è un cespuglio sfocato proprio davanti al soggetto e una parte di questo copre gli occhi
  • nello sfondo c’è una maledetta carriola o un altro oggetto bruttissimo e improbabile che annienta tutta la magia del gesto (questo vale per cose e persone, vedi gente che si scaccola, che guarda con invidia, che storce e fa smorfie, che limona col proprio compagno/a o che veste con colori talmente vistosi da attirare l’attenzione dello sguardo distraendolo dal soggetto)
  • l’inquadratura è storta
  • la persona fa una smorfia inguardabile
  • ci sono scie kimike nel cielo!

Chi mi diede quel consiglio lo fece pensando ad un reportage di convegni, non so se avete mai notato che nelle foto dei quotidiani che ritraggono questo o quel politico che parla ad un comizio o presenzia a qualche evento (e parla), spesso capita che questi abbiano in volto espressioni buffissime, smorfie assurde o pose da far pensare più ad uno spettacolo comico che ad un simposio di medicina. Questo capita per due motivi, il primo è che quando una persona parla muove una marea di muscoli in tantissime configurazioni e questo aumenta la probabilità che se ne congeli una innaturale e poco piacevole, il secondo motivo è che i fotografi di reportage sono costretti a turni massacranti per cui si presentano all’evento e nei pochi minuti che dedicano allo stesso, prima di fuggire per documentare il prossimo, scattano a raffica quello che vedono senza mettersi troppi problemi. Essendomi occupato di parecchi di questi eventi ma con l’obiettivo di produrre materiale che poi poteva essere usato non solo per scopi di reportage ma anche e soprattutto per usi pubblicitari, ho sicuramente preso molto a cuore quel consiglio e ne ho fatto una tecnica che ho poi cercato di applicare anche alla foto sportiva ed ai ritratti. Saper aspettare è semplicemente puntare l’obiettivo e osservare senza fretta, aspettare la pausa fra una frase e l’altra o il momento imprevisto che fa scattare il sorriso spontaneo o l’espressione che caratterizza ognuno di noi, quel qualcosa che, quando accade, riconosciamo come positiva e se nel reportage è un ottimo metodo per produrre belle scene, gradevoli, ma con il significato dell’evento, in altri contesti, come il ritratto, è uno strumento potentissimo per raccontare una persona, per mostrare a tutti qualcosa di sé nella sua miglior forma.

Saper programmare

Se non si è abbastanza veloci oppure se la scena è troppo veloce per poterla seguire costantemente (in agility spesso è così) è conveniente anticipare, farsi un’idea dei punti “caldi” e aspettare il passaggio mettendo ad esempio a fuoco un punto di riferimento, un ostacolo, una zona, un pezzo di terreno dove presumibilmente il cane andrà in piega o staccherà il balzo. Questo metodo è molto utile soprattutto a chi non ha mezzi potenti e tecnica adeguatamente coltivata per usarli, del resto il bisogno aguzza l’ingegno e in questo caso è proprio vero!

Saper progettare

perfectly_timed_photos_optical_illusion_7Un altro aspetto del programmare lo scatto è guardarsi attorno prima, immaginare dove si dovrebbe stare (essere al posto giusto nel momento giusto non per caso ma per scelta consapevole!), oppure immagina quello che può accadere e fare in modo che accada, a questo proposito esiste una moltitudine di fotografie che sfruttano illusioni ottiche, allineamenti e altri espedienti per creare scene davvero incredibili, molte delle quali sono organizzate e progettate a tavolino. Se volete farvi qualche risata oltre che avere ottimi spunti per ispirare foto spettacolari fatevi un giro qui, e non stupitevi se vi dico che la stragrande maggioranza delle foto più sorprendenti e insolite è stata realizzata progettandole accuratamente ed organizzando il set prima.

Se il momento è molto veloce la raffica aiuta, invece di scattare un singolo fotogramma impostate la raffica e iniziate a tener premuto qualche istante prima che inizi la scena, se sarete fortunati (la raffica abbastanza veloce aiuta la fortuna 😉 ) fra gli scatti ci sarà anche quello giusto!

Un’ultima considerazione, anche se per realizzare certe foto sono necessarie una buona tecnica, una buona attrezzatura e una buona dose di pratica, l’elemento veramente importante è ancora una volta la creatività, la creatività è in grado sempre di stupire anche nelle cose semplici, la creatività è capace di ridurre e annullare la necessità di tecnica e tecnologia, è l’astuzia che vince sempre sulla forza bruta.

nda, ho fatto un po’ di confusione con le foto e mi sono perso gli autori, prometto di provvedere a inserirli appena riesco a recuperarli.