Lo sviluppo fotografico e la post produzione


Da oggi partirà una serie di mini articoli dedicati a chi vuole approfondire un pochino l’argomento fotografia o anche semplicemente capirlo meglio, ci saranno consigli specifici, qualche trucco che ho imparato in questi anni e che spero vi permetterà di fare foto più carine ai vostri amici a quattro zampe, qualche brevissima dissertazione tecnica, tutto con uno spirito molto easy e diretto, tutto molto work in progress e se avrà abbastanza riscontro avrò piacere di dedicarmici con maggiore intensità. Ma entriamo subito nel vivo di questo articolo, buona lettura!

Sviluppo e post produzione sono due termini che sono sicuro avrete sentito spesso (se seguite la mia pagina sicuramente sarà così 😉 ) ma che nascondono un significato più complesso dell’apparenza.

Partiamo dal principio, cos’è lo sviluppo?

Lo sviluppo è quel processo che subisce la foto subito dopo lo scatto, quando l’immagine va ad impressionare la pellicola o il sensore digitale. Nel primo caso si ottiene un negativo che poi subisce un processo chiamato sviluppo (in pratica quello che faceva l’omino a cui davate il rullino da sviluppare e vi restituiva dopo un tot di ore, giorni, settimane, un mazzetto di fotografie stampate), nel caso del sensore digitale invece quello che si ottiene è una serie di numeri che in qualche modo dovrebbero rappresentare l’immagine.

E la post produzione?

Si parla di post produzione che, a voler essere pignoli dovrebbe essere un processo effettuato “a freddo” in un secondo momento, indicando una serie di modifiche, più o meno pesanti, attraverso dei software appositi volte a migliorare la resa dell’immagine, in realtà il confine è molto sfumato e noi non siamo poi tanto pignoli quindi si parlerà di sviluppo e post produzione più come due sinonimi che come due fasi distinte, parzialmente sovrapposte. Per farla breve diciamo che si tende ad usare il termine post produzione in quelle occasioni in cui si elabora l’immagine in modo importante, di solito con software esterni, mentre sviluppo indica più quelle situazioni in cui si interviene pochissimo o si effettua il processo direttamente dalla fotocamera.

Differenze storiche

Se nel primo caso, lo sviluppo passava da una serie di processi chimici che servivano a produrre un negativo e subito dopo una stampa su carta fotografica, nel secondo i numeri memorizzati dal sensore vengono elaborati con una serie di algoritmi matematici e trasformati in un’immagine (che tecnicamente è ancora una serie di numeri ma stavolta elaborati e resi visibili dai programmi standard).

In entrambi i casi possiamo parlare di sviluppo, in entrambi i casi è possibile influenzare il risultato di questo sviluppo agendo su alcuni aspetti del processo. Nel caso della pellicola è più complicato e dipende dal tipo di pellicola, dai reagenti chimici usati e dal modo con cui venivano usati ed infine dalla carta fotografica (gli appassionati della pellicola mi vorranno impiccare per aver trattato in modo così semplicistico quella che è un’arte vera e propria), nel caso di una fotocamera digitale è relativamente più semplice e sicuramente più pulito e consiste nell’agire attraverso alcuni parametri che trovate nei menu della macchina oppure tramite apposito software.

Tutto questo è post produzione.

Quali sono i risultati?

In senso generale il risultato di questo processo è sempre un file, generalmente un jpeg oppure una stampa ottenuti partendo da un fascio di luce che attraversa una serie di lenti e si spiaccica su un sensore o una pellicola. Quello che mi permetto di sottolineare è che non esistono foto non sviluppate o post prodotte perché è un processo che, come prima cosa, serve per trasformare qualcosa di non visibile in un’immagine, l’unica cosa che cambia è CHI la fa (il fotografo, un editor esterno, la macchina fotografica) e QUANTA se ne fa.

Un’altra domanda interessante sarebbe QUANDO si fa, ed esistono almeno due risposte complementari:

  1. Quando una foto è particolarmente bella e si vuole ottenere quel salto di qualità che la renda davvero straordinaria, perfetta sotto tutti gli aspetti, generalmente sono interventi molto mirati e minimali che non la stravolgono ma mettono in risalto piccoli dettagli e aspetti meno in vista.
  2. Quando la foto presenta dei difetti marcati e la si vuole recuperare perché ritrae comunque una scena che merita di essere ricordata.

E a proposito di quanta vi mostro un paio di esempi sulle potenzialità di intervento di questa tecnica.