Perché faccio quello che faccio e perché lo faccio in questo modo


Qualche giorno fa mi è capitato di parlare con amici che fotografano e amici che si fanno fotografare, a proposito di come sia giusto affrontare la fotografia di eventi sportivi.

È meglio scattare foto in quantità a tutti, fissare inquadrature efficaci e ben studiate facilmente riproducibili, oppure concentrarsi solo su pochi, essere flessibili e improvvisare rischiando di bruciare scatti buoni? È giusto offrire un prodotto massificato contenendo i costi a discapito della qualità, cercare di monetizzare sulla quantità vendendo il pacchetto di ennemila foto a prezzo basso oppure selezionare accuratamente, correggere, ottimizzare poche foto a prezzi ovviamente superiori? È meglio essere pagati a ore lavorate a prescindere dal risultato oppure offrire qualcosa che vale indipendentemente dal lavoro che è stato fatto per produrlo?

Premesso che non credo esista una risposta univoca che possa soddisfare tutti, ho colto l’occasione per buttare giù due righe che sintetizzano la mia idea di evento sportivo, di come ho deciso di affrontarlo e del perché io mi pongo in questo modo quando tanti fanno in modo diverso.

La mia idea, fra gesto sportivo e racconto emotivo

Per me un evento è qualcosa che ha un senso compiuto e per questo motivo, quando fotografo, cerco di immergermici per comprenderlo ed interpretarlo, non si tratta solo di estetica, inquadrature più o meno efficaci o tempismo nel catturare il gesto spettacolare, si tratta di vivere il momento, provare quello che provano i protagonisti dell’evento, seguire l’azione ma anche il significato di quello che succede, il risultato importante, il momento del riscatto dopo tante sconfitte, una condivisione fugace o anche una parentesi di relax che in quel momento racconta qualcosa dell’evento e dei protagonisti. Immergersi significa seguire l’azione e quello che capita attorno, significa continuare a scattare, avere pazienza ed essere pronti a cogliere il momento straordinario e raccontarlo. ozy-border-collie-bascula-agilityNaturalmente la volontà è quella ma la carne è debole e oltre un certo punto si deve staccare un po’ per cercare di non cadere nella noia e nella distrazione, per questo motivo ho iniziato a chiedere prenotazioni a chi è interessato alle mie foto, in questo modo gestisco meglio questa “maratona” fotografica potendo rimanere concentrato quando serve di più e prendermi il tempo per recuperare le forze e per sperimentare.

Cosa faccio

Quello che cerco di proporre è un mix di cose classiche e cose improvvisate, le inquadrature classiche, quelle che fanno parte del “repertorio”, sono il risultato di prove e pratica consolidate, sono foto efficaci che ci si aspetta di vedere, il salto a 3/4, l’uscita dal tubo, la passerella con cane e conduttore allineati, il momento della partenza o la danza della vittoria a fine giro sono i classici esempi che ho riproposto tante volte, gli esperimenti invece nascono sul momento, sfruttano condizioni particolari che si creano, uniche e irripetibili, ma proprio per questo non possono garantire il successo e proprio per questo mi dedico a questo approccio per brevi momenti salvo poi imparare dagli esperimenti riusciti per farne un nuovo elemento di repertorio.enci-gennaio-2014-10

Perché lo faccio

Quando ho iniziato a fotografare per gioco le prime gare, avevo in mente l’idea di fare foto sportive “pure”, mi ispiravano soprattutto le foto della MotoGP di cui ero molto appassionato, mi piaceva l’idea di cogliere momenti particolari, cose spettacolari ma fini a se stesse, la cosa si traduceva in migliaia di foto fatte più o meno con approccio statistico (se fai abbastanza foto aumenta la probabilità che in mezzo a quelle ce ne sia qualcuna straordinaria), da cui salvavo forse l’uno percento, quando andava bene. Col tempo ho iniziato a capire meglio lo sport e soprattutto a capire quello che c’è dietro, le passioni, i sentimenti, l’umanità che lo animano e lo nutrono e di questo nuovo punto di vista ho voluto farne una parte del mio stile.border-collie-terra-erba

Infine, come lo faccio

Nel variegato panorama degli eventi sportivi, con il quale ho avuto solo un piccolissimo contatto diretto nelle competizioni cinofile, ci sono fotografi che fanno moltissime foto per poi provare a venderle “in bundle” (su CD c oppure su stampe in carta fotografica fatte sul momento), senza selezione e senza postproduzione, è una scelta che io preferisco evitare per alcuni motivi per me molto importanti:

  • Molto prima di iniziare a fare fotografie mi sono occupato di grafica e fotoritocco (lo faccio dal ’94 dai tempi di Video On Line, agli albori di Internet in Italia) e in quel campo me la cavo abbastanza bene, per questo tutte le foto che pubblico sono sempre lavorate con cura, è il mio punto di forza, il mio “vantaggio strategico”.
  • Anche volendo trascurare la mia esperienza nella postproduzione, è inevitabilmente lì che punta la fotografia attuale, i maggiori fotografi in quasi tutti i generi fanno un uso intensivo e molto avanzato del fotoritocco e della postproduzione, non si può far finta che non sia così e men che meno ci si può nascondere dietro la scusa del “voler riprodurre la realtà” o altri purismi sul generis, oltretutto anche la foto realistica spesso subisce pesanti ritocchi anche se apparentemente non sembra.
  • Altro aspetto importante della post produzione è che permette, dopo tanti esperimenti e migliaia di ore a far pratica ed esplorare gli strumenti, di caratterizzare le foto in modo da renderle riconoscibili, tutti grandi fotografi moderni tendono ad avere uno stile ben riconoscibile, fatto di tecniche fotografiche ma anche di “look”. Non credo di essere nemmeno al 10% di quello che io intendo per creare uno stile personale, ma ci devo provare e devo continuare a farlo e nel mio piccolo comincio a vedere che qualcuno se ne sta accorgendo.
  • Come in qualsiasi attività, ciò che si offre è ciò che si è, nel mio caso è la qualità delle mie foto a parlare, per questo motivo mi interessa offrire foto che rappresentino un momento unico e che lo esprimano meglio piuttosto che tante foto simili che dopo poco tempo diventano cose qualsiasi.
  • Come ho sempre detto a chi mi conosce di persona, tutto questo per me non è un lavoro ma una passione fortissima, fotografo perché adoro farlo, per questo preferisco non farmi sedurre dall’idea di fare molte vendite, non perché mi facciano schifo i soldi, ma perché lavorare con quell’obiettivo mi farebbe perdere la voglia ed il gusto di fotografare e non avrebbe più senso farlo.
  • A conti fatti anche la soluzione del cd non è poi tanto conveniente, di solito il cd lo danno a 25€, nell’arco di una gara (jumping+agility) anche con impegno non riesci a fare più di un 20/30 foto, togline almeno una decina da buttare perché fuori fuoco o mosse, togli le inquadrature sfigate o le foto simili e ti rimangono 5-6 foto decenti e se sei fortunato due foto belle. Nel mio caso con 24€ ti porti a casa 6 foto buone a tua scelta e che rendono sicuramente meglio rispetto alle stesse copiate direttamente dalla memoria della macchina fotografica.

jack-russel-agility-passerellaUn ultimo aspetto importante per capire la mia proposta è la mia ferma convinzione che il valore di un servizio o un prodotto sia dato dal risultato e non dal lavoro ottenuto per ottenerlo… prima che mi saltiate al collo mi spiego meglio: io non credo che una foto valga 5-10-50-100-1000€ perché per farla ci siano voluti tot euri di investimento, abilità tecniche, innumerevoli esperimenti, corsi, studio, mezzi costosissimi o quant’altro, semplicemente, se la foto è straordinaria per qualche motivo è giusto che abbia un valore proporzionale a tale straordinarietà, viceversa, se la foto non è niente di ché, è banale o non suscita emozione e si confonde con milioni di altre foto tutte uguali che trovi in giro, il suo valore sarà basso o zero e questo a prescindere da quanto sia costato produrla.

Mi viene in mente un grandissimo fotografo e provocatore, Oliviero Toscani, autore di tantisime campagne di comunicazione fortemente provocatorie, di impatto, capaci di modificare addirittura il modo di vedere il mondo di tantissime persone, tutto quello che fa Toscani è fotografare per veicolare dei messaggi, per farlo non spende più di quanto possa fare un qualsiasi altro fotografo professionista e probabilmente non ha studiato più di quanto possa aver fatto qualsiasi altro fotografo di alto livello, ma le sue opere, la qualità di quello che è stato capace di tirar fuori sotterra tutti gli altri nel suo campo. almonat2Per tornare un po’ più coi piedi per terra, prendete due fotografi matrimonialisti, grosso modo stesso background, stesso livello di strumentazione, stessa tipologia di servizio, ma, risultati molto differenti, uno prevedibile, classico, l’altro con uno stile unico e sorprendente, ha senso pagarli allo stesso modo se poi il risultato finale tanto diverso?

Naturalmente ci sarà sempre una certa proporzione fra la quantità di investimento per fare qualcosa ed il suo valore finale, la bravura sta nel riuscire a “dare” di più ad un costo minore, senza scuse o giri di parole. Se non credessi in questo valore, considerando le migliaia di euro che metto in campo solo di attrezzatura, i corsi, il software, gli anni di esperienza e infine la mia “unicità”, le foto dovrei farle pagare 10 volte tanto .